Russia? Don’t worry, no problem!

Russia? Don’t worry, no problem!

Sono quasi 3 mesi che sono qui in Russia, eppure per molti aspetti mi sembra di essere arrivata da pochi giorni. Questa esperienza è talmente intensa che è difficile riuscire a descrivere in poche righe come ti cambia. Quando ho scelto questo progetto sapevo che mi avrebbe messa alla prova, ma mai avrei immaginato quanto potesse darmi.

Samara è una città di circa un milione di abitanti, costruita sulle rive del Volga. La lingua parlata è il Russo. La città è molto grande, ma per fortuna ben servita come trasporto pubblico, traffico permettendo. La neve e il gelo qui non sono un problema, anche con -15° tutto funziona.

Sono arrivata qui i primi di ottobre e rimarrò qui fino ai primi di aprile, con una pausa a gennaio per il rientro in Italia per ottenere un nuovo visto.

Questi mesi qui son passati molto in fretta, grazie al mio interesse per il progetto e alla voglia di scoprire la lingua e la cultura russa.

Con la mia hosting organization abbiamo concordato un alloggio in una famiglia, composta dalla madre, il suo compagno, e le sue due figlie. Mi sono trovata fin da subito molto a mio agio. Le normali difficoltà iniziali nel vivere con una famiglia che non conoscevo e che non conosceva me son state superate con molta serenità, grazie soprattutto alla reciproca voglia di metterci in gioco e di andare d’accordo. La posizione del mio alloggio mi permette inoltre di andare al mio progetto a piedi, cosa molto comoda perché mi evita ore di bus nel traffico, dato che il posto dove faccio volontariato è molto distante dal centro città.

Il mio progetto di volontariato si svolge in una Scuola dell’Infanzia che accoglie bambini con sviluppo tipico e bambini con ritardo mentale o disabilità fisica. Io sono stata assegnata al gruppo 3, un gruppo di una ventina di bambini di età compresa tra i 3 e i 4 anni. Il mio compito è quello di dare una mano alla maestra a gestire i bambini con disabilità della classe, e di proporre attività di gioco all’aria aperta e al chiuso. Nonstante le barriere linguistiche, mi sono subito trovata a mio agio. Le maestre sono molto pazienti ed amorevoli con i bambini, e prestano molta cura nell’organizzare le attività. Per molti aspetti è come la scuola in Italia, i bambini amano giocare nella neve e sentire le favole che raccontano le maestre. Di diverso c’è che qui quando si dice “Andiamo fuori a giocare”, vuol dire mettere molta attenzione nell’aiutare i bimbi a mettersi diversi strati di vestiti, poiché da metà novembre la temperatura è sempre sotto zero.

In tutto questo ci sono delle persone speciali, i bimbi che sto seguendo da quasi 3 mesi. Potrei parlarvi a lungo di loro, di chi sono e di come mi hanno insegnato a vivere il mio progetto giorno per giorno. Ma preferisco parlarvi delle loro mani, delle manine di D. e M.. Le loro mani che mi cercano in questi giorni per avere supporto. Per camminare, per mangiare, per avere le coccole. Per condividere un gioco. Per battermi il 5. Le loro manine piene di muco, terriccio e residui di cibo. Le loro manine timide, che nemmeno dopo trecento tentativi riescono ad trovare le dita corrette dei guanti. Le loro mani così simili a quelle dei bambini italiani. Le loro mani che mi chiedono aiuto, ma che alla fine mi danno più di quanto io do loro. Tra tutte le persone e le cose che ho visto in questi mesi, queste mani più di tutto il resto, mi fanno sentire a casa e danno una ragione a quello che sto facendo.

In questi mesi poi nel tempo libero ho avuto modo di partecipare ad alcune attività culturali, grazie al supporto della mia hosting organization. Abbiamo organizzato ad esempio con un’altra volontaria italiana una serata per parlare dell’Italia, della cultura e della cucina Italiana ai Russi che potevano essere interessati. Ho partecipato anche assieme ad altri volontari ad una giornata sulle lingue organizzata da alcuni enti di volontariato locale. In novembre inoltre sono andata con altri volontari al nostro On Arrival Training a Nizny Novgorod. Questa è stata una bella occasione per conoscere altri volontari e confrontarmi con loro. Inoltre mi ha dato l’opportunità di capire bene come affrontare al meglio questi mesi.

Per ora è tutto! Ci sentiamo prossimamente!