Lo SVE di Rebecca, volontaria a Barcellona: una nuova casa, una nuova famiglia

Rebecca, volontaria SVE a Santa Coloma, ci racconta la sua esperienza fatta di emozioni e forti legami!

Era Febbraio e all’improvviso eccoci ad Agosto. Il mio Servizio Volontario Europeo a Santa Coloma de Gramenet (Barcellona) è finito. É così difficile vedere le cose in prospettiva e raccontarle come storie nel passato quando tutto è troppo vicino ed è stato troppo veloce. Alle volte è come mangiarsi cose vive; non si riesce a raccontare come sia stato finchè non vengono digerite.

Altre volte invece basta riguardare una fotografia per colorarla di una sfumatura calda e nostalgica e raccontarne la storia sotto l’influenza dell’idealizzazione.

La verità è che quest’ultimo mese ha visto despedidas e addii, che ci hanno portato di qua e di là tra feste e sorrisi agrodolci.

Per sei mesi ho raccontato la vita dei volontari di Santa Coloma dell’appartamento in Avinguda Pallaresa e, nonostante vivessimo tutti assieme, ognuno di noi a ha vissuto una storia diversa, che veniva poi raccontata la sera attorno al tavolo. Il mio SVE è stato questo e mille altri legami, viaggi, vagabondaggi, scoperte e notti barcellonesi. Sarà forse perchè si è catapultati in una realtà completamente nuova durante un determinato limite di tempo o semplicemente per avuto la fortuna di conoscere bellissime persone, ma ci si sente al centro di un vortice in cui le esperienze si susseguono e si sovrappongono le une alle altre con un’intensità fuori dall’ordinario, tanto che diventa difficile controllarle e l’unica cosa che si riesce a fare è lasciarsi travolgere con sensi e pupille dilatate cercando di assorbire il più possibile per poi non dimenticare come ci si sentiva attraversando tutti quei momenti, sia quelli caldi e luminosi che le tempeste più fredde, ricordandosi perchè valesse la pena di continuare a collezionare esperienze, consapevoli di stare respirando a pieni polmoni.

Potrei raccontarvi per pro-forma che lavoravo nel Dipartimento di Comunicazione dell’Associazione Mundus e che l’ambiente con i colleghi era ottimo, oppure che insegnavo italiano a dei ragazzi che sarebbero partiti per l’Italia per progetti Erasmus + o che tenevo con gli altri volontari un Caffè Linguistico per le persone del posto, ma credo che non siano queste le cose importanti per capire cosa significhi fare un volontariato. A prescindere dal tipo di progetto a cui si prenda parte, di solito perchè più interessati a una o ad un’altra tematica, è l’insieme di tutti quei momenti vissuti per davvero che rende significativo il tempo speso dedicandosi interamente a qualcosa in cui si è coinvolti (talvolta travolti) fin dall’inizio perchè un cambiamento così radicale impedisce il distacco e l’isolamento. Si creano legami e amicizie forti che sono difficili da descrivere a chi è rimasto a casa e non ha condiviso tutto questo.

Una sera Selin, Guillaume (miei coinquilini e volontari SVE) ed io, mentre mangiavamo insieme su di un prato di plastica per l’appuntamento settimanale al nostro amato King’s Kebab, abbiamo deciso che ci saremmo rincontrati tutti e cinque (vivevo in casa con altri quattro volontari) almeno ogni 7 di Febbraio e 7 di Agosto, data di inizio e fine del nostro SVE.

Un paio di settimane fa, dopo quasi sei mesi, ho deciso che finalmente sarei salita sulla collina giusto dietro Santa Coloma per riuscire a vedere la città intera, ma, mentre mi trovavo lì in alto, la prima cosa che ho cercato è stato il nostro appartamento ed è stato strano vederlo dall’esterno e da lontano per la prima volta.

La luce calda del tardo pomeriggio, poco prima del tramonto, stava illuminando ogni mattone dell’edificio e ho iniziato ad immaginare che irradiasse anche l’interno del nostro appartamento, anche se, essendo affacciato ad Est, godeva del sole solo la mattina.

Adesso, ogni volta che ripenso a casa nostra, la vedo rivestita di quella sfumatura arancio che illumina le cose a quell’ora che altera i colori dei poster del nostro salotto e dei visi delle persone con cui ho condiviso questi ultimi sei mesi. Sono alcune delle facce ritratte nella foto qui in basso, frutto di una nottata in cui avevamo deciso di ritrarci a vicenda in un “cerchio di ritratti”, tutti disegnano tutti. Non abbiamo di certo talento, o forse solo un poco, ma ci importa a sufficienza l’uno dell’altro da ritrarci a carboncino mentre ridiamo istericamente fino all’una del mattino in salotto sotto una pallida luce al neon, anche se in realtà mi pare proprio di ricordare fosse di un caldo color arancio.

 

Rebecca Gasparini