Traperos de Emaús, il racconto SVE di Marilisa

Marilisa, volontaria SVE in Spagna, ci racconta la sua esperienza in una comunità differente: punti di vista, innovazione e sensibilizzazione.

 

Eccoci qua quasi alla fine di questo percorso indescrivibile che però proverò a raccontarvi! Durante questo anno in Traperos de Emaús, ovvero la organizzazione fondata dal mitico Abbe Pierre, ho avuto modo di poter apprendere cosa significa vivere tutti i giorni all’interno di una comunità e come avere una comunicazione assertiva con tutti i compañeros. Quest’ultima parola viene utilizzata per indicare i propri colleghi e ha per me una forte valenza pedagogica perché demolisce completamente il concetto di scala gerarchica che tanto è insito all’interno di tutti gli ambienti lavorativi.

Questa metodologia di lavoro basata più sulla informalità che sulla formalità è concretizzabile in due esempi: tutte le mattine il coordinatore di Traperos non solo accompagna i compañeros con il suo furgone, ma ha anche istituito un momento chiamato “cuarto de hora” nel quale ogni giorno, prima di iniziare a lavorare, per 15 minuti ciascuno è invitato ad apportare nuovi argomenti da condividere con tutta l’equipe.

E che dire? Penso che arricchirsi mediante nuove informazioni e curiosità sia la maniera migliore di fare colazione! Come avete potuto notare precedentemente ho usato la parola coordinatore perché ,a differenza delle parole leader, capo o jefe (stesso concetto in diverse lingue) rende bene la finalità principale che gli si attribuisce ovvero coordinare l’intera rete formata da due negozi di seconda mano, due uffici, una comunità e una catena infinita di associazioni che contribuiscono a lottare per i valori che molto spesso sono dimenticati dalla società odierna come ad esempio il rispetto del medio ambiente.

 

La sensibilizzazione soprattutto per quest’ultimo tema viene messa in pratica attraverso attività quali workshop o mercati in piazza e la cosiddetta recogida. La traduzione letterale di questa parola sarebbe raccolta, già perché si raccoglie tutto il materiale (la quantità di cose che arriva a Traperos è davvero inimmaginabile!!) direttamente dalle case della gente per poterlo riciclare o per poterlo vendere nel loro rastro/traperia, ovvero mercato di seconda mano, disincentivando così il tanto esasperato consumismo contemporaneo.

Con questa breve descrizione ho voluto sottolineare soprattutto il punto che ritengo più forte di Traperos e il mio sogno sarebbe poter vedere tutto ciò messo in pratica in una società come quella siciliana che reputo distante anni luce di tutto ciò che concerne il riciclaggio.

Marilisa Russo