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Reforestation Project in Los Portales, Andalusia

A Los Portales, ecoaldea a mezz’ora di distanza da Castilblanco de los Arroyos, si è concluso da pochi giorni il “Reforestation Project”, progetto della durata di due settimane al quale hanno partecipato dieci volontari di differente nazionalità e che prevedeva la reintroduzione di specie arboree autoctone, tra cui l’encina, pino, espino bianco, quejigo e alcornoque.

Sono stati piantati più di trecentocinquanta piccoli alberelli e circa un migliaio di ghiande. Tra le altre attività, di notevole importanza la rimozione di una specie locale ma purtroppo invasiva, la hara o eliantemo, volta a permettere anche alle altre specie vegetali di proliferare.

Durante il progetto, sia nelle ore teoriche che sul campo, si è potuto apprendere come migliorare la fertilità del suolo, tecniche di water ritention, il concetto di agroforesta e l’importanza del micelio, paragonabile a una world wide web sotterranea.

Si è riscoperto un modo nuovo, o forse perduto, di fare agricoltura, con un approccio globale all’intero ecosistema e in sinergia con i comportamenti umani. Alcuni esempi sono l’accoppiamento di due specie vegetali (fragole e cipolle, pomodori e basilico) volto a proteggere e a sostenersi l’un altra durante la crescita; l’utilizzo di strategie alternative a pesticidi e diserbanti; la produzione di biochar, la piedra dura, che unita al compost costituisce un’ineguagliabile nicchia ecologica per microrganismi e funghi, importanti per un terreno ricco di nutrienti.

La comunità di Los Portales è quasi del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico e alimentare: certo, alcuni compromessi sono necessari dati i limiti che la natura impone, ma l’aspetto cruciale sono i comportamenti virtuosi che quotidianamente i membri esercitano, evitando di sprecare cibo, utilizzando parsimoniosamente l’elettricità, cercando di riutilizzare il più possibile, evitando la produzione eccessiva di rifiuti, il rimpiego delle acque bianche per l’irrigazione delle colture, e tante altre strategie. Insomma, dove non arriva la tecnologia, arrivano l’ingegno, l’intraprendenza e una più profonda conoscenza della natura e dei suoi meccanismi.

Il sistema di governo è un sistema sociocratico, basata su circoli che hanno responsabilità e prendono decisioni in merito a un determinato settore o ambito. Alcuni membri fungono da ponte tra il proprio cerchio e il cerchio generale. La sociacrazia si basa sull’assenso informato, preceduto da una raccolta delle obiezioni a una determinata decisione, ragionate e argomentate.

Altro elemento importante, se non addirittura la malta che unisce la comunità, è l’insieme di strumenti impiegati a risolvere il conflitto. I due approfonditi anche nel progetto sono stati il deep listening e la rievocazione dei sogni. Il deep listening è una conversazione unilaterale, dove una parte ascolta senza nessun tipo di commento o giudizio e l’altra parla di qualsiasi cosa abbia voglia di parlare, per un tempo concordato allo scadere del quale le due parti si invertono. Nella rievocazione dei sogni, il sogno di una persona viene raccontato e messo in scena come in uno spettacolo teatrale per poi essere interpretato non solo in ottica logico-analitica ma anche simbolico-allegorica di stampo junghiano.

Il progetto è andato anche oltre la tematica ecologia. Grazie al contributo della comunità di Los Portales, il piantare un albero ha assunto un’accezione altresì spirituale: riunitici tutti, sia il gruppo di volontari a breve e lungo termine che i membri dell’ecovillaggio, abbiamo piantato due alberi simbolici, con la speranza che non solo l’attuale guerra che sta sconvolgendo il Medioriente, ma che tutte le guerre possano un giorno cessare. E quando i bambini hanno iniziato a rimestare la terra, ad aggiungere il compost, a poggiare con estrema cura i due alberi, chiamati Los Hermanos de la Paz, a pressare gentilmente il terreno, lì in quel momento l’entità del gesto si è manifestata in tutta la sua forza: uno sguardo al futuro diverso, dove c’è vita e non morte, dove c’è speranza e non disperazione.



Perché guardare al futuro con speranza è vivere non solo per noi stessi, ma anche per i figli che verranno. E allora piantare un albero, un qualcosa che facciamo per i posteri, può strapparci all’individualismo e finalmente riconnetterci gli uni con gli altri. “Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra non potranno mai
sedersi”.

Alcune considerazioni personali
Definire intense queste due settimane è dir poco. Ho deciso di partecipare a questo progetto per riconnettermi con la natura e sviluppare più consapevolezza su uno stile di vita ecologico e gli approcci da poter applicare. Ho trovato molto altro, qualcosa che non mi aspettavo di incontrare: una realtà completamente diversa da quella di tutti i giorni, dove una comunità fondata sull’amore e sul supporto reciproco mi ha segnato nel profondo.

Per quanto ci sia tanto duro lavoro, le persone erano sempre disponibili per un consiglio, un confronto, una semplice chiacchierata o a raccontarci la loro storia. Ho percepito un ambiente attorno a me pieno di possibilità per poter crescere personalmente e in relazione agli altri, dove potersi esprimere e condividere. Il deep listening in particolare è uno strumento che porterò con me e che mi ha insegnato la pazienza dell’ascolto e i tesori che possono scaturire da
esso quando ci si pone davanti all’altro senza alcun giudizio o preconcetto.

Insomma, un’esperienza di due settimane che mette in discussione molte delle scelte che il modello della società imperante ha effettuato negli ultimi settant’anni, dalla forma di governo alle scelte ambientali e sociali, dall’organizzazione lavorativa alla vita privata, dalla frammentazione della famiglia allargata agli spazi di socializzazione.

In conclusione, non si può che augurarsi che Los Portales così come tutti gli altri ecovillaggi, possano continuare a ospitare volontari in modo che queste tematiche siano scoperte e riscoperte dalle generazioni attuali e future.
“Mirando el futuro con esperanza”.

Articolo scritto dal nostro volontario Renna Davide