Laboratorio di educazione non formale ai Giardini Margherita con il progetto Erasmus+ Shift

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Dal 22 al 30 aprile, Anita, Antonella, Andrea e Matteo hanno preso parte a un Training Course Erasmus+ svoltosi a Ommen, nei Paesi Bassi. Il progetto è stato coordinato, per l’Italia, dal Comune di Bologna in qualità di partner ufficiale del progetto e con il supporto dell’associazione Scambieuropei.

Il Training Course aveva l’obiettivo di sviluppare competenze nell’ambito della facilitazione, della gestione dei gruppi e dei processi di apprendimento non formale, offrendo ai partecipanti strumenti pratici e metodologici da riutilizzare nei propri contesti locali.

A seguito della mobilità internazionale, sono state realizzate due attività di follow-up e disseminazione sul territorio nazionale, a Bologna, con l’obiettivo di condividere le competenze acquisite e restituire l’esperienza ad altri giovani e realtà locali.

La prima attività si è svolta durante la Festa dell’Europa del 9 maggio, in collaborazione con Informagiovani, Eurodesk e Scambieuropei, rappresentando un momento di disseminazione pubblica del progetto e dei risultati del Training Course.

La seconda attività è stata organizzata e gestita dai quattro partecipanti e si è svolta sabato 20 giugno presso i Giardini Margherita, in un contesto informale e partecipativo, con l’obiettivo di coinvolgere giovani e cittadini in un’esperienza di educazione non formale ispirata ai contenuti del corso.


Attività di follow-up ai Giardini Margherita

L’attività del 20 è stata strutturata in due momenti distinti, svolti in orari differenti per favorire una maggiore partecipazione. Nel pomeriggio si è svolta la prima parte del laboratorio, accompagnata da un momento conviviale con una merenda offerta ai partecipanti, reso necessario anche dalle elevate temperature della giornata. La seconda parte si è invece svolta in serata, permettendo di coinvolgere un numero più ampio di persone.

L’intera attività è stata progettata e realizzata dai quattro partecipanti al Training Course, che hanno riproposto il workshop sviluppato durante la formazione a Ommen. Il focus dell’attività riguardava un elemento centrale della facilitazione: l’energia del gruppo e dei partecipanti.

Il punto di partenza del laboratorio è stata una riflessione sul ruolo del facilitatore, inteso come figura capace di “leggere la stanza”, osservare le dinamiche del gruppo e adattare l’attività in base al contesto, accompagnando i processi di apprendimento non formale. In questa prospettiva, il facilitatore è stato paragonato a un critico d’arte, che osserva un’opera e ne interpreta le sfumature attraverso elementi visivi, espressivi e non verbali.

Dopo una fase iniziale di presentazione, i partecipanti sono stati coinvolti in un primo icebreaker, denominato “il nodo”, un’attività a occhi chiusi in cui, cercando le mani degli altri partecipanti, si crea un intreccio che deve essere sciolto attraverso collaborazione, comunicazione e ascolto reciproco.

Successivamente, il gruppo è stato diviso in due squadre. Nella prima fase, una squadra ha rappresentato la propria energia del momento attraverso pose statiche, creando un “quadro umano”. L’altra squadra, assumendo il ruolo di critico d’arte, ha osservato e interpretato le posture e le espressioni, cercando di dedurre le emozioni e le percezioni dei partecipanti.

Dopo un momento di confronto e verifica delle interpretazioni, i ruoli sono stati invertiti. Nella seconda fase, una squadra ha espresso la propria energia attraverso suoni vocali, mentre l’altra ha dovuto ordinare i partecipanti in base all’intensità percepita, dal livello più basso a quello più alto, basandosi sull’ascolto e sulla memoria sensoriale.

Questa attività ha permesso di esplorare diverse modalità di espressione delle emozioni e delle energie personali, evidenziando il rapporto tra linguaggio verbale e non verbale nei processi comunicativi.


Conclusioni

L’attività si è conclusa con una riflessione condivisa sul ruolo del facilitatore come figura che crea una cornice sicura e strutturata all’interno della quale i partecipanti possono esprimersi liberamente. Il facilitatore non forza i processi individuali, ma li accompagna valorizzando le differenze e le diverse modalità espressive.

I partecipanti hanno espresso soddisfazione per l’esperienza e il gruppo facilitante ha valutato positivamente la riuscita dell’attività, osservando un buon livello di coinvolgimento e partecipazione nei diversi contesti in cui è stata realizzata.

Nel complesso, il percorso di disseminazione ha rappresentato un’importante occasione di restituzione del Training Course Erasmus+, permettendo di riportare e adattare sul territorio locale le metodologie sperimentate durante la formazione internazionale.

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