Dagli occhi di un siriano: il volontariato di Giuseppe

Il nostro volontario Giuseppe Riccardi è stato a Gaziantep grazie al progetto “EU for Us“, co-finanziato dal programma Corpo Europeo di Solidarietà dell’Unione Europea e supportato dall’Agenzia Nazionale per i Giovani.

 

Nei suoi mesi di volontariato, ha sviluppato diverse iniziative, laboratori per favorire l’inclusione dei giovani siriani nella comunità locale nonché creare attività per la gente del posto favorendo crescita, senso di iniziativa e interculturalità.

 

Tra le diverse iniziative, Giuseppe ha pensato e sviluppato quello che è il suo progetto personale: la tesi sull’esperienza a Gaziantep in cui ha inserito una raccolta di fotografie scattate da un rifugiato siriano a cui ha chiesto di ritrarre ciò che più rappresentasse, secondo il suo punto di vista, la città vista dagli occhi di un siriano.

 

Qui di seguito una selezione della raccolta.

Jennifer e la sua esperienza ESC a Sousse

Un pensiero da Jennifer, la nostra volontaria del progetto “Experience the Change!” presso l’associazione ASED in Tunisia. Il progetto è co-finanziato dal Programma del Corpo Europeo di Solidarietà dell’Unione Europea e supportato dall’Agenzia Nazionale per i Giovani.

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Confinati in casa, sì, ma nulla ci impedisce di viaggiare con la mente, sognando e pianificando esperienze future o rivivendo quelle passate, come quella del mio primo ESC a Sousse, Tunisia.

Ed ecco quindi che, letteralmente in un battito di ciglia, non sono più sola. Bambini di ogni età mi corrono in contro, urlando il mio nome, per poi abbracciarmi forte e sussurrarmi all’orecchio tutte le parole e i numeri in italiano imparati finora. Sono i bambini dell’orfanotrofio. Passare le giornate con loro era una vera gioia. Con quei sorrisi, quella vivacità e quell’ingenuità con cui ti dicevano tutto ciò che pensavano. Non importava da quale paese venissi o quale lingua parlassi, loro volevano solo giocare con te, volenterosi di imparare e mostrarti quanto già sapevano, senza rendersi conto di quanto loro, in realtà, ci stessero insegnando a noi.
Loro che pur non avendo nulla, ogni volta che ti vedevano ti regalavano qualcosa, anche solo un cioccolatino, che ti raccontavano dei sogni futuri, che ogni volta che arrivavi quasi si stupivano nel vedere qualcuno che davvero si interessasse a loro. Ognuno con la propria storia.

Da lì poi, eccomi che mi ritrovo al vivaio, con Karima, Mounira e Mabruka, le mie 3 mamme tunisine. Delle super donne, dal cuore d’oro e le braccia fortissime. Lavorare con loro era sempre festa. Piantavamo, innaffiavamo,  potavamo piante ecc ho imparato tanti piccoli segreti dell’arte del giardinaggio. Amavano viziarci preparandoci  sempre piatti tipici. All’ora di pranzo ci mettevamo in circolo, usando secchi a mò di sedie e tavoli, e condividevamo il cibo, tutti insieme dalle stesse ciotole, mangiando rigorosamente con le mani. Persone semplici, che lottano ogni giorno per guadagnarsi da vivere e mandare avanti una famiglia.
Grazie a loro ho potuto conoscere tanto della cultura araba, delle loro tradizioni, del loro stile di vita. Rispondevano ad ogni mia singola domanda e lo stesso facevo io con loro, così curiose di saperne di più dell’Italia sotto ogni suo aspetto.
Quando parlavano del Ramadan, di tutte le loro festività gli brillavano gli occhi commosse. Ci davano consigli, erano sempre presenti e si preoccupavano di come stessero i nostri parenti o amici. A parte una di loro, le altre non parlavano altro che tunisino, ma nonostante ciò non ci sono stati problemi di comunicazione. Anzi, è stato un buon esercizio per poter praticare tutto ciò che imparavamo durante la nostra lezione settimanale di dialetto con Oumaima, la figlia del nostro coordinatore. Lezioni del tutto informali, ma ben strutturate e organizzate e grazie alle quali abbiamo imparato davvero tanto.

E poi ecco che mi trovo a guardare il mare, alla spiaggia dietro casa. Una delle cose che più ho amato. Quando eravamo troppo pigri per organizzare piccoli viaggi o gite fuori porta, era il nostro angolo di paradiso lontano dalla confusione, che fosse per prendere un po’ di sole o anche solo una passeggiata. A febbraio avevamo addirittura fatto il bagno, il primo della stagione, e spesso organizzavamo giornate per raccogliere i rifiuti, cercando di esaltare al meglio la bellezza di quei paesaggi. La gente era grata per ciò che facevamo e si era messa a disposizione anche per fornirci materiali come buste e guanti in caso di bisogno.

Oltre a ciò, diverse sono state le attività proposte da noi volontari in prima persona o organizzate tramite il nostro centro giovanile. Abbiamo aiutato nella raccolta delle olive, partecipato a delle lezioni di scuola coranica con i bambini, eventi culturali, dipinto e pulito scuole, preso parte a un progetto sui mosaici, imparando quindi a tagliare marmi, ristrutturato muri in pietra, sistemato giardini, organizzato giornate a tema ecc tra queste, ovviamente, non poteva mancare quella italiana, durante la quale abbiamo raccontato un po’ della nostra storia e cultura e abbiamo fatto assaggiare loro alcuni dei nostri prodotti tipici, anche se, purtroppo per loro, non sono in grado di apprezzare realmente i nostri sapori. Per loro infatti non esistono mezze misure, tutto deve essere dolcissimo o strapiccante. Personalmente, essendo abituata a cibi speziati, non ho mai avuto problemi, anzi, ho amato la loro cucina, nonostante la monotonia degli ingredienti. Penso che l’aspetto culinario sia fondamentale per capire la cultura e la storia di un popolo. Come, quando e perché mangiano determinati piatti, i segreti della preparazione di ciascuno e le mille varianti.
A tal proposito, ho organizzato spesso lezioni di cucina tradizionale tenute da alcuni amici e le loro mamme, per scoprire tutto ciò che c’è da sapere e poter replicare le varie ricette anche a casa.

Ecco ora il profumo del pane appena sfornato e la confusione del mercato, sono nelle stradine della Medina. Un posto magico, anche se ormai un po’ troppo turistico, con i suoi negozietti e caffèes. Le signore con i loro abiti tradizionali e i gli anziani seduti a giocare a carte con caffè e sigaretta ti fanno però tornare indietro nel tempo.
Quelle stradine che inizialmente sembravano un labirinto senza via di uscita ma che dopo tutti quei mesi ricordi a memoria. La gente ormai mi riconosceva per strada e con molti ci si scambiava sempre due chiacchiere. I tunisini in generale sono delle persone squisite, sempre pronte ad aiutarti, ospitali, gentili ed educati, anche se ovviamente non possono mancare le eccezioni. Una delle cose che più mi affascinava era il fatto che ci si scambiasse il saluto in segno di rispetto con chiunque si incrociasse per strada, o con chiunque si avesse un’interazione. Che fosse l’autista dell’autobus, un cameriere, un negoziante o qualcuno a cui si era chiesto un’indicazione, tutti ti regalavano sempre un grande sorriso.

Oltre a tutte le attività, anche grazie a questi piccoli dettagli di vita quotidiana, alla semplicità e bontà delle persone ho imparato e sono cresciuta tanto, a livello pratico quanto soprattutto a livello emotivo e mentale. Anche l’essere indipendenti, il dover gestire i propri soldi, il proprio tempo, il dover condividere un appartamento con altre 4 persone, con abitudini e pensieri completamente diversi, tutto ti cambia. Ci si rende conto dei veri valori della vita, di quante cose spesso diamo per scontato, si vede tutto sotto un altro punto di vista. Una crescita che sicuro mi ha aiutato tanto anche ad affrontare questo periodo così particolare che stiamo vivendo.

Quella dell’ESC è un’esperienza che rimane nel cuore, sempre viva e piena di emozioni, non solo per l’infinità di ricordi e momenti speciali vissuti ma soprattutto grazie ai forti legami che si instaurano.  Oltre ai membri dell’associazione, i miei coinquilini, i bambini, le maestre, le mie “mamme tunisine” e tutti i dipendenti del vivaio, infatti, sono tante le persone che sono entrate a far parte della mia vita e che tuttora, tra messaggi e videochiamate, fanno parte della mia quotidianità. Gente del posto ma anche da altre parti del mondo, Spagna, Italia, Turchia, Cina, Korea, Romania, con cui ho condiviso momenti indimenticabili, che mi hanno accompagnato in questo mio percorso, standomi sempre vicino e che ormai sono come una seconda grande famiglia per me. Sicuramente dovrò aspettare ancora un bel po’, ma non appena tutta questa situazione sarà finita, tornerò nella mia amata Tunisia per  riabbracciare tutti più forte che mai! Per ora continuiamo a fantasticare!

 

Jennifer Tamerat

Beatrice e il suo ESC a Samara

Un racconto (in inglese) scritto dalla nostra volontaria Beatrice, la quale ha partecipato al progetto “Samara SuperVolunteers” co-finanziato dal Programma Corpo Europeo di Solidarietà dell’Unione Europea.

Beatrice ha collaborato con un asilo che attua l’educazione steineriana nei confronti dei proprio bambini per incoraggiare la loro partecipazione a tutte le attività proposte. La volontaria ha quindi promosso la sua cultura e i processi interculturali supportando la formazione creativa dei bambini.

 

A fac totum spider and a train full of landscapes 

I’ve always thought that people going on a volunteering project are a new version of Mother Teresa of Calcutta, putting their time and energy at the disposal of other people in other countries. Then I decided that I wanted to go back to Russia again, in a different ways this time, not as an exchange student, so I started looking for associations and projects for young people.

I found the association Lastochki, working in a big city in the middle of Russia and I understood that that’s was I was looking for.

I wanted to discover the real soul of Russia, its traditions and habits and to improve my language knowledges: working in a Kindergarden could have been a perfect way to start. Moreover I asked to live in a host family, a decision that has is pros and cons but still I think it’s worthy if you want to  live the real Russian life.

In a few weeks everything was already decided and I was ready to leave for the big Russia.

Three days after my arrival I was sent with other 3 volunteers of Lastochki on the On Arrival Training, a very useful meeting with all the volunteers in Russia, where we could discuss our aims, our expectations, our feelings, fears and problems in order to work on them together. 

There I found two pictures that perfectly represent what is the ESC for me:

1) a spider sailing on a nutshell, trying to fulfil all the tasks needed, trying to survive and making everything go well.
2) a train travelling on a coloured landscape where each coach is represented a different landscape (mountain, lake, sunny day, cloudy day).

On the one hand the spider is me, trying to combine all the tasks I have both in my kindergarden (paying attention to the youngest children, playing with them, help them eating and get dressed, clean the floor and cutlery) and in general in the project life (organising international evenings with games and workshops, going to Russian classes, live with the family and take part to all the activities they propose to me, handle with the new challenging realities of the Russian culture).

On the other hand the train sums up the ESC experience in general: a period of time in a foreign country includes different moments, happy and sad, difficult and easy, lonely or full of people, satisfying or frustrating but you have to be ready to face all of them, keeping in mind that every feeling and situation is part of the “journey” and that is right to live it with all your energy and that you can always learn something from every situation, make them useful in order to repeat or avoid them in the future.

Working at a Kindergarden

After this 4-days training I started my project in the first Kindergarden, where I was a border- figure. The waldorf kindergardens have a strict plan of the day and the week, this means that after one week you already know what is approximately going on there. They have 5 different workshops, one for each day of the week (painting, taking care of the plants, preparing biscuits, working with wood etc) for the first part of the morning. Afterwards they gather together in a circle, sing songs, play games until the breakfast is ready. It’s interesting to learn all the rules they have, but it’s easier if you ask how you have to behave in order not to make any mistakes and being (kindly) yelled by the teacher. After breakfast there is one hour free time for playing inside (when you can play with every child, read books with them, build houses and any other thing that your creativity is able to invent) and then one hour on the playground in front of the Kindergarden, even if it’s cold or the ground is frozen, because they are really good equipped. I was asked to clean with the vacuum cleaner some areas of the kindergarden while the children were playing outside and then as soon as I finished I used to join them outside. It’s a lot of fun outside because you can play different games, team games too, and it’s much more active than inside.
After the walk it’s time for a fairytale and once is finished lunch is usually ready.
After lunch the children go directly to bed so I used to help cleaning the tables and sweep the floor and then I went home.
Working there every day until 2 pm is interesting and challenging: the amount of children brings you to make several things at the time like control what they do and whether they argue with each other, pay attention to all of them because everyone wants to tell you about something happened with the grandma, with the cat, on the bus or on the toilet. Speaking and spending time with the children is so freeing, firstly because they have another vision of the world and can surprise you every time and secondly because even if you speak with mistakes they don’t care and answer you as if you said the most grammatically correct sentence, so you don’t really need to worry about you knowledges and can just speak freely.

Moreover it’s very practical changing tasks so often because you don’t get bored of them and for example cleaning the floor alone and in silence can be really helpful and energizing and after 3 hours of playing with screaming children.

Of course there are also difficulties in these kinds of project: sometimes, especially at the beginning, it’s difficult to understand the language spoken by the kids and the teacher, as if they had their own secret and magical language. Some songs are hard to learn too, also because the topics can be very disparate but the easiest thing to do is to ask the teacher if they have the lyrics, or if they can explain you the meaning so that you can understand better what’s going on and try to remember it better and faster. One thing that I regret is that I didn’t insist too much to take part actively to the organisation of workshops, festivals and being generally more involved in the day activities, so I just did what they told me to do but I never really helped with the organisation. Probably it was lack of communication or interest from both sides. This happened during the first days too, because nobody explained me what I had to do, which was quite confusing at the beginning, but then I understood what I could or couldn’t do and decided what I wanted to do.

After three months, as agreed, I changed my Kindergarden. It was really sad to leave the first one, because I had already found my space, my role and my position during the day and with the children. I knew that it would have been different because of the smaller environment, the number of children and their way of development of the Waldorf system. As soon as I got there I immediately felt home because the teacher were very kind to me, explained me what were my tasks and how was the day organized. To that Kindegarden go only 6/7 children but they are more active and a little bit older than the children of the first Kindergarden so I didn’t get bored as I was afraid. It was a different experience because I was more involved in the games or activities and I had a little more time to have a conversation with the people working there. At the same time as it was smaller you don’t have that much space to move or to change “setting” during the day so sometimes  it feels you are 7 hours stuck in the same place but it’s okay.

Extra but important activities

What I also loved about my project in Samara were the activities we organized in the Lastochki office or cooperating with other local associations. In the office took place many international nights (depending on the nationality of the volunteers), cooking workshops, Christmas party, S. Valentine party etc. This means that we offered activities, games, meetings with discussion on different topics and these were perfect opportunities to meet new people, speak foreign languages, present our own culture, reflect on it and reflect on what would have been the best way to share it with people from other cultures, learn interesting and fun facts about other countries and create a pleasant and enjoyable atmosphere. The best thing is that every volunteer, even if we have different characters and not everyone is keen on speaking in front of other people or prepare activities but each of us tried to do its best and the result was, in my opinion, every time different but perfect.

Cooperating with other associations of Samara was a new challenge for me too and the same time was very interesting. It was a chance to learn about important topics (like environment protection) and share our knowledges with other people and again to spread infos about our culture. It was really stimulating and satisfying planning an event, working with other volunteers, coming to agreements, facing unforeseen events and speaking in front of many people.

Pleasantly unexpected

How nice is it, to be surprised? And when your expectations are exceeded?

Maybe because everything was decided in such little time I didn’t realize exactly was I was going to do, or maybe simply I underrated the program and was excited just by the idea of living abroad, in a host family and working with children and focused on that but already during the first weeks I understood that ESC was much more.

The coordinators asking about the trip, keeping contact with you, the host family, the mentor that helps you solving the main problems after the arrival and gives you support (a slice of Dodo “pizza” can be very useful sometimes) and the trainers of the meetings with all the other volunteers in Russia. It’s a big family, everyone knows each other, help each other and try their best to make you feel comfortable, at ease and to develop yourself.  I was positively impressed.
Moreover self development, under so many points of view, is something that I didn’t take into account and I only thought  about it at the “On Arrival Training”. When trainers asked us which were our aims for the project abroad most of us thought about learning Russian language, culture, cuisine and habits but then they showed us that this is only the tip of the iceberg. There are so many soft skills that you can develop and acquire by living abroad and facing so many new situations that, in the end, it seems that the time is too little to achieve them all. But the time is there, it’s yours and you only have to use it in the best way. This is the world that the Youthpass document and trainers opens to you, with the aim to make you taking advantage as much as possible from your project, reflecting about the non-formal learning process and becoming a active citizen. Amazing, isn’t it?

That is what I lived in the far and unknown Samara, which was the perfect frame for this incredible experience. I’ll be back soon.

Beatrice

1st month in Sivas

More than one month here in Sivas is gone and I think: fortunately, I still have about 4 months left.

When I arrived on the 2nd of January, I was both excited and a little bit scared: only 2 weeks before leaving I graduated and I was going to start my new year in a new country, whose language and culture were almost totally unknown to me.

But as soon as I arrived, everyone in association and every person I met have been extremely kind to me: they welcomed me warmly, helping me to settle in the best way and making me feel at home. And when sometimes I feel sorry for all their attentions, they just answer “that’s what friends do”; so, I realize I have found great friends here.


Sometimes it’s not easy to communicate with everyone: unfortunately, there’s a considerable lack of English speaking in Turkey, in fact many young people complain that at school they focus on grammar rules, but they don’t learn speaking English. There’s the same problem in Italy among young people. That’s why I realize what a great opportunity this association is giving to them: for free, they can join speaking clubs, English courses and meet foreign volunteers, like me. I try to involve them in little chatting, even if I can see that most of them are maybe shy, maybe afraid and so they just let someone else to translate for them. Nevertheless, I can see they’re making efforts and sometimes a smile or a hug are enough to communicate. Universal language: that’s amazing.

Once a week, I also go to a high school where I’m English assistant: I see that’s a great opportunity for those teenagers, because they understand that English is actually necessary to speak with foreign people. I really enjoy these lessons because students are funny and enthusiastic. Furthermore, I give Italian lesson once a week and I’m really satisfied of this: guys really want to learn Italian, they learn quick and they appreciate my teaching.

On the other hand, I am also learning Turkish: a volunteer gives me lessons and also other people try to teach me words and sentences. Unfortunately, every time people ask me if I speak Turkish, I answer “biras biras” (little little), but actually it’s really little my knowledge of Turkish. But I still have time to improve it!


Therefore, for the moment I especially work on language courses or language skills of young people here, and that’s something I really like, since I’ve studied languages. So, I think it’s a great opportunity for me to learn how to deal with a class and to develop my public speaking skills.

I look forward to starting the other social activities we’re going to do as soon as the weather will be better, but I’m also glad to have free time to spend with my friends here, having meetings together, or going to listen live music, or just going some restaurants or cafés. I am discovering Sivas and I like it: despite the cold and snowy weather, there are many places to go, many activities to do, and you can go by walk almost everywhere.


I’m also lucky because I’m having the time to visit and see also other places in Turkey: I already visited Samsun, Kapadokia and I will go to Istanbul in the end of the month. I enjoy discovering the differences between landscapes, food and services; so, I still have many other destinations in my mind to visit

Therefore, I am having great time here in Sivas. I think I am really lucky to have joined this project.
Fortunately, I still have about 4 months left!

 

Jerica Belen

Il resoconto di Sebastiano: il volontariato in Spagna

Vi scrivo per fare un resoconto del mio mese qui a in Spagna, dove svolgo lo sve presso il cento Psichiatrico di Plasencia in Extremadura.

Il primo mese è stato soprattutto di osservazione e di conoscenza dei pazienti e degli operatori, il fatto di parlare con loro mi è d’aiuto per due motivi :
1) Migliorare la lingua spagnola parlata.
2) Attraverso l’ascolto e la conoscenza dei pazienti, posso farmi un’idea su che attività proporre.

Due volte alla settimana il Lunedì e il Mercoledì frequento con i volontari il corso di lingua spagnola presso l’Escuela oficial de Idiomas, proprio in questa scuola mi si aperta una nuova opportunità, ho conosciuto l’insegnante di lingua italiana, che ci ha proposto la partecipazione ad alcune attività che vengono proposte. Il 13 novembre hanno invitato me e Martina l’altra volontaria italiana a parlare ad una conferenza sull’Italia, Martina ha parlato della sua terra la Sardegna io dell’Emilia Romagna, è stata una serata piena di soddisfazioni in quanto abbiamo avuto l’opportunità di farci conoscere a nuove persone e a fare conoscere da dove veniamo.

Alla fine di Ottobre è arrivata nel centro Madalena, una volontaria del Portogallo, è stato molto importante per me in quanto possiamo confrontarci e decidere su che attività possiamo fare. Un grazie particolare va a Rodrigo un volontario locale con cui svolgevo attività il sabato mattina, il mio grazie sta in due motivi:
-Mi ha dato insegnato a conoscere la realtà del centro e mi ha indirizzato come relazionarmi con i pazienti che non conoscevo
-Mi ha permesso di conoscere gente del posto, un motivo in più per migliorare ancora la mia lingua

Vivo in un appartamento con altri volontari, una portoghese e due francesi, uno dei momenti più importanti della vita quotidiana della casa e la condivisione del pasto, si cucina e si mangia tutti assieme, si è creata così una rete di relazioni.

In totale siamo 8 volontari con tutti si è creata un’ ottima relazione, sabato 16 novembre alla sera faremo una cena internazionale dove tutti i volontari cucinano un piatto del proprio paese, questa a cena ha il valore della condivisone, della conoscenza di nuovi cibi che sono parte integrante di una cultura di un paese, ma prima di tutto è lo stare assieme. Quando possiamo cerchiamo di vivere e conoscere la città.
Ringrazio Scambieuropei e l’associazione Euexia per avermi dato questa bellissima opportunità.

A presto.
Sebastiano Beretti